La costruzione del convento di San Pasquale di Pignataro

Il convento di Santa Croce di Pignataro Maggiore è più conosciuto con la denominazione di Convento di San Pasquale in quanto fu costruito sulla collina che reca il nome di San Pasquale. Infatti, gli stessi eletti del casale di Pignataro, nel donare lo spiazzo antistante la chiesa, in data 12 agosto 1753, fanno riferimento “al glorioso San Pasquale per la protezione della città”.

Prima di dedicarci ai momenti più rilevanti della sua costruzione, è necessario aggiungere che attualmente il convento ospita le monache di clausura dell’ ordine delle Sorelle Povere di Santa Chiara.

Come riporta Nicola Borrelli in “ Memorie storiche di Pignataro Maggiore”, l’inizio della costruzione del Convento di Santa Croce di Pignataro Maggiore ebbe luogo l’8 dicembre 1731, soprattutto a seguito della donazione da parte del Comune, dietro intercessione di Mons. Filippo Positano, di cinque moggi di terreno sul colle detto Monticello. Tuttavia, la sua costruzione richiese diversi anni e fu  dovuta ad una determinata volontà dei Frati Scalzi d’Alcantara, i quali, prima che il Convento fosse costruito, officiavano in una cappelletta, detta della Croce, attigua alla chiesa di San Giorgio, di cui si fa menzione per la prima volta nella Santa Visita di Mons. Giovanbattista Caracciolo del Sole del 9 maggio 1705. Infatti, l’anno precedente era stato il reverendo don Giovanni Bovenzo, curato della parrocchia di San Giorgio di Pignataro a produrre esplicita domanda al vescovo “pro erectione Ecclesiae Sanctae Crucis”. Quindi la chiesetta situata ” prope Ecclesiam Sancti Georgii, era il luogo di culto dove officiavano i primi frati alcantarini, provenienti da Napoli, i quali si adoperarono presso Mons. Positano affinché fosse costruito l’attuale Convento di Santa Croce. Nella suddetta Santa Visita del 1705, il vescovo, dunque, “visitavit computum Cappellae  Sanctae Crucis novitur erectae.  Inoltre, la presenza di tale chiesetta è attestata di nuovo   dal reverendo don Giovanni Bovenzo il   22 novembre del 1721. Nel redigere  lo “stato generale di Pignataro” dietro ordine di Mons. Positano, il 22 novembre 1721, il reverendo Bovenzo fa menzione di nuovo della presenza di tale chiesetta di Santa Croce “ prope Ecclesiam Sancti Georgii”. L’anno successivo, in risposta ad un questionario proposto da Mons. Filippo Positano,  don Giovanni Bovenzo ribadisce che “ vi è una cappella sotto il titolo di Santa Croce, contigua alla chiesa parrocchiale di San Giorgio”. Quindi la chiesetta di Santa Croce vicina alla chiesa di San Giorgio costituiva il primo luogo di culto dei frati d’Alcantara, che successivamente, in vari graduali momenti, avrebbero abitato il Convento. A tal riguardo,  Mons. Filippo Positano, nel novembre del 1729, in occasione di una solenne Messa, celebrata nella vecchia chiesa di Santa Maria della Misericordia, esponeva una Croce di legno di altezza di palmizi che doveva inalberarsi e piantarsi nel luogo detto “ Monticello”. Vi fu in tale occasione una solenne processione per “accompagnare la Santa Croce sino alla zona prescelta per la costruzione del convento”. Mons. Positano decedeva il 17 dicembre del 1732 e, per esplicito suo desiderio, fu sepolto proprio nella chiesetta di Santa Croce, situata accanto alla cappella  di San Giorgio prima di essere trasportato temporaneamente, quattro anni dopo,  nel refettorio del Convento, la cui costruzione procedeva con regolarità. Dopo due anni dalla morte di Mons. Positano, nell’anno 1734, mentre la costruzione procedeva, Nicola Borrelli scrive che “i frati poterono abitare parte del convento, che allora conteneva una piccolissima chiesa”. Nel 1736 erano già pronte le celle per i frati e il refettorio, che venne provvisoriamente usato come chiesa, la quale venne, invece, ultimata tra il 1747 e il 1750. Solo nel 1760 la costruzione del convento poté considerarsi ultimata, e a tal riguardo Nicola Borrelli, facendo riferimento a quanto aveva scritto nell’anno 1833 il canonico  Giovanni Penna, riporta che tutto il popolo aveva concorso all’ultimazione della costruzione del convento. Quindi Mons. D. Gennaro D’Anza, il 5 maggio 1760, “di sua iniziativa e con sue spese”, faceva traslare la salma di Mons. Positano definitivamente nella chiesa del convento.   La strada che conduceva al Convento fu degnamente adeguata tra il 1770 e il 1773 per poter essere resa accessibile negli anni successivi. Come riporta ancora Nicola Borrelli “ la famiglia religiosa, allorché stabilitasi nel Convento, era costituita da 21 monaci, e cioè 5 sacerdoti, 6 studenti, 10 laici e terziari”. In seguito l’ordine Francescano prese il posto di quello Alcantarino.

Il  convento di Santa Croce, che prendeva quindi il nome dalla omonima cappella presso la chiesa di  San Giorgio, ormai abbandonata,  in seguito al provvedimento di soppressione e cessione dei conventi ai Comuni,  con verbale di cessione del 3 marzo 1871,  diventava  proprietario dell’ente comunale. Fino all’anno 1897 il Convento fu “diversamente utilizzato” dal comune di Pignataro Maggiore e quando si rese necessario, fu utilizzato come lazzaretto, anche se la Chiesa era comunque aperta al culto.
Tali notizie storiche sono contenute in un manoscritto, datato 1898, del canonico Antonio Palmesano, costituito da 68 pagine di cui 6 bianche, rinvenuto da Vittorio Ricciardi. Il canonico Palmesano era allora Provicario Generale della Diocesi di Calvi, e anche tramite il  Guardiano del Convento Giuseppe De Lucia, intervenne più volte affinché il Comune si decidesse a vendere il Convento. Il canonico Antonio Palmesano intendeva lasciare ai posteri, come evidenzia nel manoscritto, una memoria delle opere da lui promosse, e, tra queste, vi fu innanzitutto l’acquisto del Convento di Santa Croce. Con l’aiuto economico della sorella Maria Francesca, “ monaca di casa”, il canonico riuscì finalmente a convincere il Comune versando per l’acquisto del Convento la somma di Lire 4.572, comprese le spese contrattuali. I due benefattori chiedevano per loro soltanto, come riporta il manoscritto,  “soprabbondanti ricchezze spirituali dei Figli di San Francesco, due funerali nel Monastero riacquistato, uno nel giorno di mia morte, l’altro nel giorno della morte di mia sorella Maria Francesca, i quali due funerali si dovranno ripetere ogni anno, nei giorni anniversari”. La compravendita del Convento al Comune fu perfezionata presso l’allora sala comunale provvisoria di Via De Vita n. 2 (attuale via Roma)  in data 5 novembre 1898, presenti il notaio Alfonso Del Vecchio, residente a Giano Vetusto, il sindaco Alberto Pratilli fu Samuele. In tal modo il Convento veniva definitamente ceduto al Rev. De Lucia Giuseppe fu Clemente, nato e domiciliato a Santa Maria a Vico, Guardiano del Convento. L’importo di lire 4020 veniva depositato con polizza n. 8579 del 18 ottobre 1898, rilasciata dall’Intendenza di Finanza di Caserta. Tra le motivazioni della vendita da parte del Comune vi fu la necessità di avere i proventi per comprare una dignitosa e comoda residenza comunale.

Bibliografia:

Giovanni Canonico Penna- Stato antico e moderno del circondario di Pignataro e suo miglioramento, Caserta, 1833

Nicola Borrelli: Memorie storiche di Pignataro Maggiore, 1940

Vittorio Ricciardi- Il convento di San Pasquale, cenni sulla nascita II ed. Pdf