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Leopoldo De Renzis, l’illustre repubblicano di Francolise

Nel suo testo dedicato alla memoria degli uomini illustri di Sparanise, Giuseppe Carcaiso dedica molte pagine ai componenti della famiglia di Leopoldo De Renzis, originario di  Montanaro, frazione del comune di Francolise,  scrivendo che “tale famiglia, ancorché trapiantata tra Teano, Capua e Montanaro, è stata sempre legata a Sparanise”. Era, infatti,  Sparanise la località dove, nella metà del Settecento un nucleo di patrioti  discutevano nel salotto Marinelli delle idee illuministe. In tali riunioni era frequente la presenza di Carlo Lauberg, residente nella vicina Teano, dove era  nato l’8 settembre 1752. Leopoldo De Renzis era quasi coetaneo di Carlo Lauberg, con cui intratteneva anche rapporti di parentela, per cui sarebbe stato chiamato dal Lauberg a ricoprire ruoli importanti nella Repubblica Napoletana del 1799, ossia presidente del “Comitato Militare Rivoluzionario” e ” Ministro degli Armamenti”.

Leopoldo De Renzis era nato un anno prima di Carlo Lauberg, nel 1751, a Teano da Francesco, barone di Montanaro e S. Bartolomeo, e da donna Nicolassa Munos, nobildonna di origine spagnola, ed aveva un fratello Stanislao e una sorella Carlotta. Ex allievo della scuola militare Nunziatella, In relazione alla sua scelta di aderire tra i primi e con determinazione alla Repubblica, Carcaiso esamina diverse ipotesi, tra cui l’ostilità alla famiglia borbonica, simbolo dell’Antico Regime, la quale, dopo un periodo di apertura riformista, si era arroccata su posizioni retrive e reazionarie, e pertanto era giunto il momento di non riporre più speranza in tale dinastia e scegliere l’opzione rivoluzionaria. Inoltre la fuga di Ferdinando IV, ben 33 giorni prima dell’arrivo del generale Championnet, con il Regno lasciato all’anarchia totale, dovette” apparire al capitano De Renzis uno spettacolo poco edificante”. Quindi, oltre al  rapporto di parentela e amicizia con Carlo Lauberg, ciò che  si mostrò determinante nell’ adesione alle idee rivoluzionarie fu la delusione, molto sentita dal capitano Leopoldo De Renzis, quando i Borbone avevano voluto chiudere con le idee illuminate, non solo d’oltralpe, ma soprattutto autoctone. Infatti, il capitano De Renzis condivideva la bontà della nuove idee di  Pietro Giannone, Antonio Genovesi e Gaetano Filangieri, che indubbiamente si mostravano quali rappresentanti del il “fior fiore” dell’illuminismo napoletano.

Invece, nonostante il cognome straniero, Carlo Lauberg era nativo di Teano, dove il padre era arrivato nella seconda metà del Settecento come colonnello. Uomo fervido e di versatile ingegno, aveva una profonda cultura umanistica e si occupava di scienze, matematica, medicina e meccanica, possedendo anche  un’eloquenza notevole.
Quando ebbe l’incarico di presidente della neonata Repubblica Napoletana, chiamò a Napoli due vecchi amici di gioventù, i fratelli Leopoldo e Stanislao De Renzis. Stanislao fu chiamato a far parte del “ Comitato dell’Interno” e Leopoldo fu nominato in un primo tempo Presidente del “ Comitato Militare Rivoluzionario” e, poco tempo dopo, “Ministro degli Armamenti e della Guerra”. Stanislao era di malferma salute, tenne il suo incarico per breve tempo, rassegnando le dimissioni nel febbraio del 1799 e morì in circostanze non note nella casa capuana dei De Renzis, il 27 marzo.
Leopoldo, di forte personalità e di grande rigore morale, nel periodo in cui assunse la presidenza del “ Comitato Militare Rivoluzionario” visse, invece, come un asceta e dava udienza in una vecchia stanza del vecchio monastero di Monteoliveto a Napoli, dove, a sue spese, aveva fatto trasportare qualche mobile di famiglia. E’ da evidenziare come, in qualità di membro del Governo, non volle né emolumenti né prebende, ritenendo il suo un servizio reso alla Repubblica, dalle cui casse non volle accettare nulla. Giuseppe Carcaiso riporta, inoltre, che “tra le carte della famiglia dell’anno 1998  i De Renzis conservavano, tra l’altro, ancora un mandato della Tesoreria Nazionale di Napoli per alcune migliaia di ducati, intesto a Leopoldo quale componente del Governo, mandato che egli non aveva mai voluto ritirare”.
In relazione al suo incarico di Ministro degli Armamenti, a Leopoldo De Renzis fu rimproverata una certa mancanza di duttilità e di realismo politico, a causa di una sua presunta e molto discussa rigidità, soprattutto nei confronti degli ex ufficiali borbonici. Secondo Vincenzo Cuoco, infatti, egli non tralasciava di affermare con piglio minaccioso che “ chi aveva servito il tiranno non aveva niente più da sperare dal governo repubblicano”.  Luigi Conforti in “ Napoli nel 1799” fa giustizia di tali illazioni, pubblicando, tra l’altro, un  proclama del De Renzis indirizzato agli ufficiali e ai soldati borbonici, con cui li invitava a rientrare nell’esercito, con tali testuali parole: “Tutti gli ex uffiziali formeranno un corpo di volontari, che sarà pronto a prendere le armi, per accorrere ovunque li chiami il bisogno della patria”.
In coerenza con la sua dirittura morale, Leopoldo De Renzis morì da eroe, restando impavidamente al suo posto di comando nel corso degli ultimi avvenimenti che avrebbero portato alla sconfitta della Repubblica Napoletana. Preso dai borbonici, fu impiccato a Piazza Mercato il 12 dicembre 1799 insieme a Nicola Fiorentino, Francesco Saverio Granata e Carlo Romeo, patrioti che avevano condiviso con lui il sogno di una breve stagione rivoluzionaria all’insegna della Repubblica e dei princìpi degli ideali di libertà e uguaglianza.

Bibliografia:
Luigi Conforti- Napoli nel 1799- Napoli, 1889

Giuseppe Carcaiso- Gli Sparanisani- La Nuovissima- Acerra, 1988

Il ritratto originale di Leopoldo De Renzis è copyright del “Nuovo Monitore Napoletano”

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