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Mazzini e la Divina Commedia Illustrata da Foscolo

A Londra, agli inizi del mese di giugno 1840, Giuseppe Mazzini ritrovò presso il  famoso libraio Pickering   una mole di  manoscritti di Ugo Foscolo, che costituiranno il  completamento del  lavoro, iniziato già dal poeta, sull’Illustrazione della Divina Commedia. Come scrive Giovanni Coltraro, studioso di Dante, le “Illustrazioni” foscoliane sono anche ” emendamenti del testo della Commedia con l’ausilio di varie lezioni di molti codici consultati. Sono punteggiatura rinnovata, aggiunta di lettere maiuscole, troncamenti e completamenti di vocaboli, con più facile comprensione, maggior ritmo, meno consonanti doppie, miglioramento di lezioni precedenti, soprattutto concernente i passi di dubbia interpretazione, senza esimersi dall’ affrontare problemi testuali e critici, instaurando un sorta di restauro purista”. Pur trovandosi in miseria in quegli anni dell’esilio londinese, Mazzini con grande tenacia e spirito di sacrificio, riuscì a rinvenire i tanti manoscritti di Foscolo sulla Commedia di Dante, recuperandoli presso il libraio Pickering. Quindi, carte che giacevano alla rinfusa e senza nome dell’autore in un angolo della libreria Pickering furono recuperate da Giuseppe Mazzini. Grazie alla generosità di un editore italiano, nel 1842  Pietro Rolandi a Londra pubblicava “La Commedia di Dante, illustrata da Ugo Foscolo” con Prefazione a firma semplicemente di un Italiano, quale si definiva Giuseppe Mazzini che non sentì la necessità di aggiungere il proprio nome a quello degli illustri italiani di cui si stava occupando, Dante e Foscolo, a cui si sentiva accomunato da una vita in esilio. Mentre per l’Inferno, le “ Illustrazioni” furono completamente sviluppate dal Foscolo, per il Purgatorio e il Paradiso furono portate a termine da Mazzini in sei mesi di attento esame e studio impegnativo sulle tracce degli appunti buttati già dal Foscolo e non portate a termine per il sopraggiunto decesso. Se la passione per l’opera di Dante da parte di Foscolo, come evidenzia Francesco Flora, era tale da considerarsi un discepolo non solo per la lingua e lo stile, ma per aver amato la patria senza adularla, essendo inoltre Dante “ maestro di fortezza” negli anni di esilio, per Giuseppe Mazzini il duro lavoro di portare a compimento l’opera fu dettata dalla stima e ammirazione che provava per Foscolo sin dall’adolescenza. Già nei primi scritti critici della fine degli anni 1820 Mazzini teorizza il modello letterario foscoliano per farne il capofila della “corrente democratica” del Risorgimento. Come è noto, Mazzini stesso nelle Note Autobiografiche racconta della scoperta interiore del sentimento nazionale, dopo aver visto a Genova i protagonisti dei moti costituzionali del 1821 partire per l’esilio. La libertà, la patria e la realtà dell’esilio saranno le tematiche dei suoi primi articoli sull” Indicatore genovese”, associando tali idealità allo studio della letteratura, che gli si presentava come impegno etico e civile e come mezzo per forgiare la coscienza nazionale, per cui, accanto alle figure di Monti e Alfieri, rilievo assume la figura di Ugo Foscolo. Mazzini rivela che con gli altri redattori dell’ Indicatore livornese si parlava del Foscolo “al quale, tacendo degli altri meriti, gli italiani devono riverenza eterna per avere egli primo cogli atti e gli scritti rinvigorito a fini di patria il ministero del letterato”. Dopo la sua partenza per l’esilio, destino che lo rendeva ancora più elettivamente seguace di Dante e di Foscolo, inizia, “ una nuova fase critica più filosofica di Mazzini, che Anna Teresa Ossani qualifica quale “ socialismo umanitario”, influenzato da Lammenais e da George Sand. Tuttavia, durante il suo soggiorno a Londra l’interesse per la letteratura si ridesta con la pubblicazione con il saggio “Italian literature since 1830”, pubblicato nel 1837 sulla prestigiosa Westminster Review di John Stuart Mill. Il saggio, tradotto con il titolo di  Moto letterario in Italia, traccia un quadro della letteratura del Risorgimento, ricca di personalità di rilievo, ma è il modello letterario di Foscolo che gli permette di celebrare lo splendore rivoluzionario e romantico, scrivendo  che “  con tutta la vita, col concetto ch’ei [Foscolo] si formò della missione poetica, colla guerra inesorabile sostenuta contro quanti la contaminavano di venalità o d’impostura — ei rialzò la Letteratura scaduta e rifece morale l’Arte e l’artefice”. Mazzini rilanciava la figura del poeta-vate, definito da Alfieri e incarnato dal Foscolo, e pertanto, dopo  aver conosciuto il fratello di Ugo, Giulio Foscolo, in Svizzera, nel settembre del 1836, dal suo arrivo a Londra, Mazzini si proponeva di scrivere una biografia del poeta, e pertanto si recava ogni giorno sulla sua tomba, frequentava le redazioni dei giornali e si procurava informazioni da coloro che avevano avuto gli ultimi contatti umani e letterari con Foscolo, ma tale ricerca non poteva non portarlo dal librario Pickering, e dal momento della scoperta di quei fogli volanti, buttati giù dal Foscolo negli ultimi anni della sua vita, sul suo amato Dante Alighieri,  fecero sì che Mazzini sentisse un obbligo sacro verso Foscolo e la letteratura dantesca di non lasciare che andasse perduta la parte di lavoro compíta; e parevami di sentirmi capace di compirlo io stesso seguendo le norme additate da Foscolo nella correzione della prima cantica e immedesimandomi col suo metodo, l’unico, secondo me, che riscattando il poema dalla servitù alle influenze di municipio, toscane o friulane non monta, renda ad esso il suo carattere profondamente italiano”. Il mito mazziniano del profeta in esilio cessava di essere semplicemente  un’esperienza individuale per prendere la forma di una vera “ istituzione”, che si concretizzava anche con Le Illustrazioni di Foscolo della Divina Commedia con Prefazione a firma di un Italiano

Bibliografia:

Gianni Coltraro- Dante, Foscolo, Mazzini e la “ Commedia” nella rivista Le Muse, Gennaio- Aprile 2002

Laura Fournier-Finocchiaro- “ Foscolo et la tradition italienne dans les écrits de Giuseppe Mazzini- Cahiers d’ètudes italiennes n.20/2015 pagg. 269-283